sabato 13 novembre 2010

Salvador Domingo Felipe Jacinto Dalí Domènech





“I will be a genius... Perhaps I'll be despised and misunderstood, but I'll be a genius, a great genius."


Dalí attira interesse su di sé con i suoi modi da eccentrico dandy. Porta i capelli e le basette lunghe, e si veste con giacche, calze lunghe e calzoni alla zuava come gli esteti inglesi alla moda della fine del XIX secolo. Era un abile disegnatore tecnico, ma è celebre soprattutto per le immagini suggestive e bizzarre delle sue opere surrealiste. Il suo peculiare tocco pittorico è stato spesso attribuito all'influenza che ebbero su di lui i maestri del Rinascimento.
Realizzò la sua opera più famosa, La persistenza della memoria nel 1931. Il talento artistico di Dalí ha trovato espressione in svariati ambiti, tra cui il cinema, la scultura e la fotografia, e lo ha portato a collaborare con artisti di ogni tipo.
Faceva risalire il suo "amore per tutto ciò che è dorato ed eccessivo, la mia passione per il lusso e la mia predilezione per gli abiti orientali"[3] ad una auto-attribuita "discendenza araba", sostenendo che i suoi antenati discendevano dai Mori.
Dalí fu un uomo dotato di una grande immaginazione ma con il vezzo di assumere atteggiamenti stravaganti per attirare l'attenzione su di sé. Tale comportamento ha talvolta irritato coloro che hanno amato la sua arte tanto quanto ha infastidito i suoi detrattori, in quanto i suoi modi eccentrici hanno in alcuni casi catturato l'attenzione del pubblico più delle sue opere.

interview : Salvador Domingo Felipe Jacinto Dalí Domènech




i am my bother” - Suo fratello maggiore, anch'egli di nome Salvador (nato il 12 ottobre 1901), era morto a causa di una meningite nove mesi prima, il 1º agosto 1903. All'età di cinque anni Dalí viene condotto sulla tomba del fratello dai genitori, che gli dicono che lui è la sua reincarnazione, idea della quale finisce per convincersi. Di suo fratello Dalí dice :"Ci somigliavamo come due gocce d'acqua, ma rilasciavamo riflessi diversi." "Probabilmente lui era una prima versione di me, ma concepito in termini assoluti".
Dalí frequenta una scuola d'arte. Nel 1919 (durante una vacanza a Cadaqués) scopre la pittura moderna.

my aunt is my mother”- Nel febbraio 1921 la madre di Dalí muore per un tumore al seno. Dalí ha sedici anni; in seguito dirà che la morte della madre "È stata la disgrazia più grande che mi sia capitata nella vita. La adoravo... Non potevo rassegnarmi alla perdita di una persona su cui contavo per rendere invisibili le inevitabili imperfezioni della mia anima."Dopo la sua morte il padre sposa la sorella della moglie scomparsa. Dalí non si risente per le nuove nozze, perché ama e rispetta molto la zia.

Nel
1922 Dalí va a vivere nella Residencia de Estudiantes di Madrid e studia all'Academia de San Fernando (Accademia di belle arti). Sono i suoi dipinti, nei i quali mostra di accostarsi al cubismo, a guadagnargli in effetti l'attenzione dei suoi compagni di corso.
Dalí si accosta anche al movimento
dadaista, che continuerà ad influenzare il suo lavoro per tutta la sua vita

Nel
1926 Dalí viene espulso dall'Academia, poco prima di sostenere gli esami finali, poiché afferma che nessuno in quell'istituto è abbastanza competente per sottoporre ad esame uno come lui.

Egli assorbe influssi da moltissimi stili artistici diversi, spaziando dalla pittura classica all'avanguardia più estrema.Tra le influenze in
stile classico artisti come Raffaello, Bronzino, Francisco de Zurbaran, Vermeer e Velázquez. Si serve sia di tecniche classiche che moderne, talvolta impiegandole in opere separate, talvolte usandole tutte nello stesso dipinto.

I baffi di Dalí- si fa crescere dei vistosi baffi, ispirato da quelli del grande maestro del Seicento spagnolo Diego Velázquez. I baffi finiranno per diventare un tratto inconfondibile e caratteristico del suo aspetto per il resto della vita.


Il simbolismo: Nel suo lavoro Dalí si è ampiamente servito del simbolismo. Ad esempio, il simbolo caratteristico degli "orologi flosci" apparso per la prima volta in La persistenza della memoria si riferisce alla teoria di Einstein che il tempo è relativo e non qualcosa di fisso. L'idea di servirsi degli orologi in questo modo venne a Dalí mentre in una calda giornata d'agosto osservò un pezzo di formaggio Camembert che si scioglieva e gocciolava.
Quella dell'elefante è un'altra delle immagini ricorrenti nelle opere di Dalí. Comparve per la prima volta nell'opera del 1944 Sogno causato dal volo di un'ape intorno a
una melagrana un attimo prima del risveglio. L'elefante, ispirato al piedistallo di una scultura di Gian Lorenzo Bernini che si trova a Roma e rappresenta un elefante che trasporta un antico obelisco viene ritratto con le "lunghe gambe del desiderio, con molte giunture e quasi invisibili" e con un obelisco sulla schiena.
Grazie all'incongrua associazione con le zampe sottili e fragili, questi goffi animali, noti anche per essere un tipico simbolo fallico, creano un senso di irrealtà. "L'elefante rappresenta la distorsione dello spazio" ha spiegato una volta Dalí, "le zampe lunghe ed esili contrastano l'idea dell'assenza di peso con la struttura.""Dipingo immagini che mi riempiono di gioia, che creo con assoluta naturalezza, senza la minima preoccupazione per l'estetica, faccio cose che mi ispirano un'emozione profonda e tento di dipingerle con onestà.
L'uovo è un'altra delle immagini tipiche di cui si serviva Dalí. Associa all'uovo il periodo prenatale e intrauterino, usandolo per simboleggiare la speranza e l'amore; l'uovo compare ad esempio ne Il grande masturbatore e ne La metamorfosi di Narciso. Nelle sue opere compaiono inoltre varie specie animali: le formiche rappresentano la morte, la decadenza e uno smisurato desiderio sessuale; la chiocciola è in stretta connessione con la testa umana (la prima volta che incontrò Sigmund Freud Dalí aveva visto una chiocciola su una bicicletta appoggiata fuori dalla sua casa), mentre le locuste sono per lui un simbolo di distruzione e paura.

attività al di fuori della pittura: Dalí fu un artista molto versatile. Alcune delle sue opere più celebri sono sculture o altro tipo di installazioni, e si distinse anche per i suoi contributi al teatro, alla moda, alla fotografia e altre discipline.

mine










Oil on canvas

domenica 18 luglio 2010

Picasso: Art vs Politics


Picasso is everywhere you look this summer. In addition to four exhibitions in the UK, his works were also featured on the BBC One television series, Modern Masters that explored the life, work and lingering influences of a select group of modern artistic giants. The exhibitions explore Picasso's printmaking in context with his renowned contemporaries (such as Matisse), relationship with women, late craftwork and sculpture in Vallauris, which was altogether tame in comparison and politics.
The most intriguing debates ensued in conjunction with the exhibition Picasso: Peace & Freedom at Tate Liverpool, which addressed the artist's communist party affiliation specifically during the cold war. David Caute, author of The Dancer Defects: The Struggle for Cultural Supremacy During the Cold War, begs the question, how could Picasso have remained a communist when the Russians despised his art and he despised theirs? He argues that Picasso's victims are passive and that was not what communist art should be about, according to the Russians that is; art should be about struggle and resistance. Pacifism was just not admired by the Bolshevists.

They preferred the social-realist genre of painting, which depicted the working class and images of national pride. For example, tracker drivers, haymaking and Lenin proclaiming Soviet power were acceptable subject matter. Picasso's paintings, such as Massacre in Korea (1951) depicted passive victimisation, and often substituted human figures for animals or fragmented abstractions. The Russians preferred human beings presented realistically.

The most controversial question, which particularly overshadows Picasso: Peace and Freedom is - just how much of a communist was Picasso?
Picasso joined the Communist Party in 1944, which at the time was in tune with his anti-fascist convictions, namely against Franco and the Spanish Civil War. His loyalty to the Party is another story, one that Picasso remained ambiguous about himself, thereby making it even harder to explain on his behalf. It is worth considering that Picasso and his closest friends were members of the French Communist Party and communists were notably anti-fascist.

It has been speculated that the Party used the naive Picasso as their front man due to his fame and popularity, although it is hard to believe that he could be persuaded to affiliate himself with anything that he was not committed to supporting for his own personal reasons.

The Spanish Civil War marked a change in Picasso's political engagement with art. Until the creation of Guernica, Picasso's lack of concern for politics was evident. His dealer, Daniel H. Kahnweiler, is famously renowned for insisting that Picasso was the most apolitical man he ever met.

The conflict in Spain resulted in Picasso's refusal to step foot in his home country while Franco was still in power, thus he never did return. Guernica is his most outwardly political work of art and yet even this work is subtle in that it does not depict a specific enemy or any symbols of reference to the enemy.

Sadly, Guernica was absent from Tate Liverpool's exhibition, simply because it is too fragile to travel. However, its influence has spanned the decades, not least due to the timeless nature of its image, and still packs a political punch today.

The painting inspired a site-specific artwork at London's Whitechapel Gallery, which ran from April 2009 through April 2010 to commemorate its first and only visit to the UK in 1939.

The Bloomberg Commission, The Nature of the Beast, featured a meeting space for public gatherings, which referenced key dates and events in the Gallery's history designed by artist Goshka Macuga. A large-scale tapestry depicting a replica of Picasso's Guernica, originally commissioned by Nelson Rockefeller in 1955, was the main focal point. The gallery originally hosted the painting to encourage support for the Spanish Republican forces and in protest of Fascism.

In recent years, the tapestry has proved to have the same controversial value as the painting itself. Rumour has it that Secretary of State Colin Powell requested that Guernica be covered during his speech regarding weapons of mass destruction in Iraq at the United Nations Headquarters in 2003. Supposedly, this was a request by the camera crew to ensure a cleaner image on film but in reaction to this news, an artists' collective in Los Angeles erected an image of Guernica on a billboard at the junction of Sunset and Hollywood Boulevards in protest of both war and censorship.

Picasso: Peace & Freedom attempts to apply the same political credence attached to Guernica to the large body of works on display throughout the exhibition. Although, there are works in which political references have become attached, such as Picasso's Dove of Peace, there are many forced examples. For instance, renditions of paintings by Delacroix, Velasquez and Matisse do not seem to adhere to the political theme but are more along the lines of appreciation for art history and homage to the Old Masters. Further, curators reasoned that Picasso's adaptation of Manet's Dejeuner sur l'herbe was inspired by Manet's political views surrounding the Paris Commune in 1871.

The Rape of the Sabines and Lobster and Cat were linked to the Cuban Missile Crisis primarily because they were painted in the early 1960s. There is a gallery dedicated to "Mothers and Musketeers" depicting images of female nudes and soldiers which curators claim to represent Picasso's hatred of war and support of women's liberation. These loose associations demonstrate desperate attempts to pin politically significant messages to all of the works on display, which sadly falls flat.

Paintings such as Charnel House, which depicts the slaughter of a Spanish Republican family and a series of twisted cockerels with their necks slit are more obvious allusions to war and suffering although they maintain Picasso's subtle ambiguity, leaving it up to the viewer to attach meaning. Even Picasso's double portrait of Julius and Ethel Rosenberg, the American communist couple executed for conspiracy to commit espionage in 1953, is a simple line drawing with no outwardly political message.

The most politically charged of all was the gallery dedicated to promotional objects such as posters, photographs of Picasso speaking at peace conferences and newspaper clips of sketches, which most convincingly attested to Picasso's communist activity.

Nonetheless, in contradiction to being an artistic machine promoting communist propaganda, his portrait of Stalin printed in a communist newspaper in 1953 outraged the Party as they saw the drawing as crude and dishonourable. Picasso had no reaction to the backlash of criticism, which leads one to believe that it did not bother him in the least.

The general message is that although Picasso was a confirmed communist, he made no commitments to the Party with regard to how he was going to create his art. It was very much on his terms. His political statements were deliberately ambiguous - as were his responses when he was questioned about his work in general.

His communist involvement was more in support of communist ideology than its actual practice and, above all, against fascism, which is evident in the fact that he chose to live his life in socialist France rather than his home country, Spain. His investment was social and personal not outright political. This debate over Picasso's politics, however, becomes problematic when art historians and critics concentrate on dissecting Picasso's political position while analysis of the actual works of art fall to the wayside and is precisely the flaw of Tate's exhibition.

Piccasso's "politically charged" works are worth appreciating in terms of their composition, style and symbolism. The works speak for themselves in terms of what they meant to their audience at the time and what they have come to symbolise.

When asked if she can separate Picasso the artist from Picasso the grandfather, his granddaughter, Diana Widmaier Picasso, who wrote the book, Art Can only be Erotic, argues, "Just like art and eroticism, I cannot separate." The same may be true for Picasso and his politics but ultimately, both for the artist and his audience, it is clear that the art is of foremost importance - this is evident by the amount of works he created and the fact that he worked up until his death in 1973. Picasso was an artist not a politician - an artist who enjoyed exercising his creative freedom.

01.07.2010 Stephanie Cotela Tanner

sabato 17 luglio 2010

Evadere per restare

perchè?


Un fantastico mondo di merda.

"Niente è banale per chi non è banale.
Non c’è ripetizione per chi riesce a crescere ogni giorno,
per chi non si accontenta di se stesso e, instancabile, ritocca,
corregge, amplia, mette a punto, azzarda, scopre.
Bisogna essere irrequieti…
Bisogna viverlo con un certo fervore il tempo,
come fosse tutto utile, tutto buono, tutto necessario…
Essere esigenti:con se stessi, con gli altri.
Essere a disagio, sentirsi strani, sentirsi diversi.
Sentire l’ingiustizia, come un fastidio, come un impedimento all’armonia.
Sentire il privilegio quasi come un peso, un obbligo ad acquisire meriti.
Felici e scontenti. Scontenti anche di essere felici.
Credo ancora, con consapevole tensione, nella parabola dei talenti.
Credo che il privilegio obblighi a qualcosa.
Credo che non possa vantare diritti chi non si dà doveri…
Ma non è l’ambizione l’antidoto all’immobilità,
al pensar corto per paura che troppo rapidamente tutto scorra
e ti possa travolgere.
L’antidoto più sicuro è l’attenzione.
L’attenzione scompone il tempo in tanti singoli momenti,
e ad alcuni regala una magica durata,
ad altri la puntiforme felicità della visione.
Vivere attentamente è vivere al presente,
attrezzandosi contemporaneamente per il dopo…
Guardare fuori, guardarsi dentro…
Vedo la gente soffrire per questa foga di rallentare il tempo.
Vedo discriminati i vecchi.
Vedo i ragazzi acciambellati sotto il tetto paterno a ventinove anni, come gatti di casa decrepiti,
senza voglia di dar la caccia ai topi o andar per tetti.
Vedo me stessa, mentre provo a distendere le rughe sotto gli occhi,
e te preoccupato di quello che ti aspetta.
Voglio dirti che non è brutto crescere.
Neppure nella tetra variante di invecchiare.
Non è brutto. Perdi di leggerezza, acquisti peso
Ma il peso è stabilizzante. Non è male.
E non viene necessariamente per nuocere.
Crescere è accumulare. E’ ricchezza.
E’ il succedersi delle esperienze.
Se si ricorda di non dimenticare le trafitture di delusioni o i dubbi, è quell’arte meravigliosa di imparare che, fino alla fine, può mantenerci umani, può spalancare i cancelli
che separano un’età dall’altra e rendono così dolorosi i passaggi…
Non c’è trucco. E’ come una disciplina quotidiana.
Cercare lo stupore…
Nessuno sa, di quelli che credono di sapere.
Tutto è ancora possibile…"


Uso l'arte per "evadere" dalla realtà considerata squallida.